Nel poema di Boiardo, la primavera appare sovente caricata di complesse funzioni retoriche e ideologiche. Il locus amoenus è rappresentato, in ossequio a una codificata tradizione, come paesaggio primaverile: dalla Riviera d’Amore (1, iii 37) agli inquietanti giardini di Dragontina (1, vi 48) e Falerina (2, iv 22). L’articolo intende rilevare lo sviluppo e le diversificazioni formali della topica, segnalando come corrispondano alle differenti funzioni per cui il motivo è di volta in volta reimpiegato. Nei giardini incantati, Boiardo costruisce una complessa teoria erotica, in cui il verger diviene volta per volta manifestazione naturale di una tensione erotica ispiratrice d’imprese e civilizzatrice, o ancora ingannevole trappola che testimonia le possibili derive di una passione soverchiante. Ma l’immagine della primavera veicola altrove anche un’operazione ideologica: traducendo in termini cortesi il topos umanistico del ritorno dell’età dell’oro, Boiardo annuncia una rinascenza civile e intellettuale, etica e politica, messa in scena dai «cavalieri antiqui et honorati» (2, xiii 2) del poema, ma che ha come referente storico il nuovo corso della dinastia estense.