La rappresentazione letteraria della figura di Maria costituisce un tema particolarmente insidioso in un’opera di argomento religioso come la Commedia, sia per le controversie dogmatiche che al tempo di Dante la riguardavano, come l’immacolata concezione, sia per l’effetto di ridondanza causato dall’enorme sviluppo della tradizione mariana, dalle leggende alla liturgia all’innografia. Dante affronta queste difficoltà da un lato presentando una selezione estremamente sobria degli episodi della vita di Maria, tratta rigorosamente dal solo testo evangelico; dall’altro rendendo estremamente dinamico il ritratto della sua figura, in particolare attraverso la progressione che si realizza tra la seconda e la terza cantica, dalla Vergine terrena alla Regina celeste. Se il Purgatorio pone l’aspetto della maternità come centrale, mettendo in particolare risalto il momento dell’Annunciazione, nel Paradiso Maria tende a concentrare in sé il potere salvifico che la poesia di Dante aveva affidato, attraverso Beatrice, alla presenza femminile. Negli ultimi canti del Paradiso, in particolare, la sostituzione di Beatrice da parte di Bernardo si accompagna alla perdita di centralità di quest’ultima, aspetto che il saggio analizza attraverso un’analisi comparativa di Vita nuova e Commedia. Il saggio si conclude indicando l’invocazione alla Vergine dell’Anticlaudianus di Alain de Lille quale intertesto esteso della preghiera finale di Bernardo.